Le ragioni per cui Benedetto XVI è l’unico vero Papa

LA RINUNCIA DI PAPA BENEDETTO AL SOLO ‘MINISTERIUM’, PER CONCEDERE ALLE FORZE ANTICRISTICHE DI COSTRUIRSI LA LORO CHIESA

Siccome la questione, com’è normale che sia, ritorna spesso, credo utile sintetizzare le fondatissime ragioni per le quali, per quanto mi concerne, Sua Santità Benedetto XVI rimane l’unico vero Vicario di Gesù Cristo, Sommo Pontefice della Chiesa universale.

L’11 febbraio 2013, dunque, Benedetto XVI, nel corso di un Concistoro pubblico in cui veniva decisa anche la canonizzazione dei Martiri di Otranto (1480), ha letto l’annuncio, scritto in Latino, della sua rinuncia. A mio avviso la rinuncia è valida e non è dovuta ad alcun ricatto o pressione coercitiva. Tuttavia, vediamo a cosa ha effettivamente rinunciato il Pontefice. Siccome la Declaratio in Italiano è poco tecnica, ci aiuteremo con la versione in Latino, che fa fede:

ha innanzitutto spiegato esplicitamente che il munus petrinum, per la sua essenza spirituale, si compone di una parte “esecutiva” –  “agendo et loquendo” – e di un parte che definirei “sacrificale”“patiendo et orando”[1]. Subito dopo ha affermato di voler rinunciare al solo “ministerium episcopi Romæ”, per sua “incapacità” ad amministrarlo, a motivo del “vigor corporis et animæ” diminuito nei mesi precedenti[2]. Incapacità nello svolgimento del solo ministerium, non del munus complessivamente inteso: «…plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romæ, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare».

Questa è un’affermazione sovrana e insindacabile del Romano Pontefice, che non può essere deformata da alcuna autorità umana né sottoposta a giudizio o interpretazione diminutiva. L’arbitro della decisione, così espressa, può essere solamente Benedetto XVI, né ha alcuna rilevanza – ad esempio – l’interpretazione data da mons. Sciacca – un vescovo della Curia Romana –, che pur avendo una competenza tecnica per dire la sua opinione, non ha in alcun modo il potere di sindacare e di definire la libera e sovrana decisione di un Sommo Pontefice della Chiesa universale.

Benedetto XVI ha dunque esplicitamente rimarcato questa duplice natura del munus petrinum e ha dichiarato di voler rinunciare al solo ministerium. Era un suo diritto farlo, in base ai canoni vigenti (vd. lo studio del valente canonista Stefano Violi, che spiega tutta quanta la materia del contendere).

Pertanto, appare chiaro che il passo di Benedetto XVI si qualifica per quello che è: non un farsi “da parte”, ma un farsi “di lato”.

Questo, per concedere alle forze anticristiche che premevano di costruirsi la loro “chiesa”, al cui vertice hanno messo il loro “papa” (questo è peraltro anche il parere del prof. Cacciari, espresso prima dell’elezione di Bergoglio). La “rinuncia” di Benedetto XVI, così configurata, spiega perfettamente il passo paolino, contenuto nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi, dove si dice che, prima della manifestazione dell’iniquo, dovrà essere rimosso quel potere che lo trattiene[3]. San Tommaso d’Aquino[4], ed altri scrittori ecclesiastici, hanno sostenuto che questo “potere frenante” fosse il Papato. Pertanto Benedetto XVI, evidentemente per suggerimento soprannaturale[5], ha dato significato a questo passo di San Paolo, proprio rinunciando al ministerium. Si è fatto di lato, ma non da parte. Ha rimosso da sé il ministerium, in attesa di quella “Figura altra” che – sola – potrà dividere la vera Chiesa da quella contraffatta. Ma su questo preciso punto ho pubblicato più approfonditamente altrove.

È chiaro dunque, che permanendo nella sua persona il munus petrinum, il Papa è lui; né vi possono essere due Papi, poiché Nostro Signore ha conferito questo mandato a una sola persona. Risulta acclarato, per quanto mi riguarda, che la dizione “Papa emerito”, che è un non-senso, rappresenta la modalità che egli ha scelto per far passare questa differenziazione.

Il Sommo Pontefice della Chiesa universale, il Vicario di Gesù Cristo rimane pertanto Benedetto XVI.

Jorge Mario Bergoglio, detto Francesco, fa la sua parte, e la farà fino  a quando il buon Dio avrà deciso altrimenti.

Questa impostazione generale della situazione presente non risulta affatto campata in aria, in quanto è suffragata dallo studio canonistico citato, dalle dichiarazioni di mons. Gänswein del 21 maggio 2016, dalle notizie dateci da Benedetto XVI stesso, nelle sue Ultime Conversazioni[6]. Soprattutto indicativi appaiono alcuni fatti, quali ad esempio che Benedetto XVI conserva il nome e l’appellativo di “Sua Santità”, l’abito talare bianco, lo stemma pontificio, la Sede romana, seppure relegata al “recinto di Pietro”, il monastero Mater Ecclesiæ.

Pertanto, questo discorso credo non possa essere definito affatto un vaneggiamento.

 

(Pubblicato in “La Sposa dell’Agnello verso Fatima”, il 3 novembre 2016)

 

 

* * *
[1] «Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exsequi debere, sed non minus patiendo et orando».
[2] «ut incapacitatem meam ad ministerium mihi commissum bene administrandum agnoscere debeam».
[3] «E ora voi sapete che cosa lo trattiene perché non si manifesti se non nel suo tempo. Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo colui che finora lo trattiene. Allora l’empio sarà rivelato e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà con lo splendore della sua venuta. La venuta dell’empio avverrà nella potenza di Satana, con ogni specie di miracoli e segni e prodigi menzogneri e con tutte le seduzioni dell’iniquità, a danno di quelli che vanno in rovina perché non accolsero l’amore della verità per essere salvati» (2Ts 2,6-10).
[4] S. Tommaso d’Aquino (Opusc. LXVIII – de  Antichristo: qui tenet, scilicet romanum imperium) dice che l’ostacolo alla manifestazione dell’Anticristo è la sottomissione alla Chiesa romana e che colui che lo trattiene è il Papato. E Padre Arrighini commenta: «Ogni qualvolta quindi, a causa di persecuzioni, scismi, eresie, sconvolgimenti sociali, questo ostacolo (la sottomissione alla Chiesa e al suo Capo) viene compromesso, s’indebolisce e sembra venir meno, si può ritenere con tutta ragione imminente l’apparizione dell’Anticristo». Per L’Angelico quindi, l’ostacolo non verrà meno fintanto che la società rimarrà fedele e sottomessa all’Impero spirituale Romano (la Chiesa cattolica), trasformazione dell’antico impero temporale romano, l’Anticristo non potrà comparire (A. ARRIGHINI, L’anticristo, Genova 1988, p. 117).
[5] «Conscientia mea iterum atque iterum coram Deo explorata».
[6] Seewald: «Lei si vede come l’ultimo papa del vecchio mondo o come il primo del nuovo?». Benedetto XVI: «Direi entrambi». S.: «Come un ponte, una sorta di elemento di raccordo tra due mondi?», B. XVI: «Io non appartengo più al vecchio mondo, ma quello nuovo in realtà non è ancora incominciato»; S.: «Lei conosce la profezia di Malachia, che nel medioevo compilò una lista di futuri pontefici prevedendo anche la fine del mondo, o almeno la fine della Chiesa. Secondo tale lista il papato terminerebbe con il suo pontificato. E se lei fosse effettivamente l’ultimo a rappresentare la figura del papa come l’abbiamo conosciuto finora?», B. XVI:  «Tutto può essere» (BENEDETTO XVI-P. SEEWALD, Ultime Conversazioni, Milano 2016, p. 218).

 

 

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